Imboccarono l’autostrada verso sera pensando di essere in energico ritardo; proseguirono senza indugio con una marcia stanca, delirante e al contempo proficua. La loro meta pian piano prendeva forma. Milano, sempre brutta, apparve agli occhi degli eroi un po’ più squallida del solito e mai così vasta.
Colmata la distanza, George e Gilles, mediante corposi colpi di culo e consigli di passanti appassionati, riuscirono a trovarsi ad un orario quasi decente a destinazione: Alcatraz.
Un variopinto quanto scarno gineceo accolse i due desaparecidos, che ancora figli del ritardo facevano a gara a chi muoveva più lentamente il passo, quasi a chiedersi perché erano lì. Le risposte non tardarono molto ad arrivare e più veloci del loro passo: gli occhi di Gilles erano già in punta ad una groopies, mentre una piccola folla di cazzi mosci si distraeva ascoltando musica troppo alta per essere degna di nota. Il nostro eroe francofono ormai aveva venduto le diottrie ai capezzoli della sinuosa donzella, che sentendosi radiografata non faceva altro che pompare il proprio orgoglio mammario. George convinse il compagno a parcheggiare i propri averi nelle terga della ragazza: approccio romantico e misurato. Gilles colse il suggerimento e “patta” alla mano, sicuro nell’incedere, si diresse verso la fortezza delle scienze dei suoi desideri. Due passi e si accesero le luci. Paura e delirio! L’augello transalpino quasi sguainato dovette cedere il passo alla sorpresa, non della luce accesa, ma dell’inguaribile bruttezza alla quale era sottoposta la groopies. Un telaio da rapina con un volto da megera. Imprenditore dell’improvvisazione, Gilles all’ultimo riuscì a virare arco e frecce, impadronendosi di scuse valide per evitare l’inaugurabile arpia. Fece una capriola, la fece un’altra volta e dal nulla raccolse un pettine, si rialzò con passo lesto e girandosi verso George disse ”Eccolo! L’ho trovato… ho trovato il tuo pettine” Gratificato da questa generosa intuizione Gilles glissò completamente sulla calvizie del suo compagno di viaggio.
Passarono alcuni attimi che colmarono la fame di George mentre il collega al cazzeggio marcava il territorio con un nervosismo urinario invidiabile, era chiaro che il mancato contatto con il balcone della donzella ancora gli rodeva. Il tempo di un morso, di una pisciata ed ecco che sugli occhi di pimpolo e pampolo tornò il sereno…una siluette di lattice e libido penetrò il campo visivo dei nostri eroi. Lady Mangiami Picchiami in persona, di schiena, pronta al confronto diretto o da dietro. Con sguardi suadenti, liquidi seminali in esondazione e ormoni da vendere i due si avvicinarono alla Venere Tolemaica, la quale girandosi verso un ispido energumeno al suo fianco non fece fatica a mostrare due cazzo di baffi che neanche Charles Bronson. Rapiti per l’ennesima volta dall’orrido, dalla sfiga e da non so quale rito voodoo, Gilles e George si ricordarono all’improvviso del perché si trovavano in quel luogo. Il concerto dei Bad Moon Rising. “On stage” finalmente apparve la band che, visibilmente intripponita da lasagne e Jack Daniels regalò una serata decorosa ripercorrendo tutto il proprio greatest hits. Definirlo bello parrebbe troppo, giudicarlo brutto sarebbe ingiusto, ma piacevole non fa torto a nessuno.
Un’ora e mezzo e tutti a casa. Magari! Colto da verme solitario Gilles, guidato da una fame telepatica, necessitava di viveri, Incominciò pertanto a girovagare i quartieri della Milano da bere sperando si potesse trasformare anche in una da mangiare. Trovato un localino gestito da papponi e mignotte, l’Alliance Etnique trovò asilo gastronomico e finalmente colmò il suo appetito, mangiando i panini più buoni del mondo, fatti con cura e garbo dalla padrona cubana del locale, detentrice del culo più bello del mondo, marmorizzato e analmente corrotto, tornito da mani leggiadre e lubrificato da…
E venne l’ora di tornare a casa. Ora che in realtà sembrò non arrivare mai e quando arrivò fu tardi…molto tardi. Il gaglioffo francese espresse il desiderio di girovagare per l’interland Milanese alla ricerca dello spleen. Basito, il collega samurai pelato accettò. L’avesse mai fatto. Sbagliando strada per sei volte si trovarono ad esaudire oltre misura il desiderio di Gilles, ammirando la tristezza della suburbia ambrogina e rapiti da malinconia precoce i due incominciarono a non poterne più valutando lo spleen bello la prima volta, interessante anche una seconda…ma dopo un po’ rompe il cazzo! Impadronendosi della tangenziale Est, tramutata in Nord, dissimulata in Ovest rigorosamente contro mano, cercarono di tornare lungo la retta via. Finalmente un indicazione familiare: Bologna. Venivano alla mente i soavi pensieri dell’ospitale Emilia: i tortelli, la figa, ma ancor prima le tette, le grandissime, gioiose, meravigliose tette emiliane: quelle che ognuno di noi vorrebbe averne un vasetto a casa, da collezionare e godere, abbracciare e… Bologna suggerì lentamente la via di casa e i due, candidamente rassegnati riuscirono a prenderla, ormai stanchi si lasciavano alle spalle una Milano silenziosa e mai così vasta.
