Spalanco gli occhi, sette e quarantacinque. Sgratagratagratakrang le palpebre si sollevano col clangore di una serranda di negozio. Stacco la lingua dal cuscino, ma cosa cazzo ho bevuto ierisera? Quattro pinte di melma, ecco. Nello stomaco mezza dozzina di ratti prendono a calci i pezzetti di cibo ancora da digerire. Giornata in salita. Sette e quarantacinque, un cielo livido con due occhiaie che sembrano supernove collassate: il ritratto della mia faccia. Nuvole, pioggerella. Grigio morte. Non sono ancora uscito dal letto e sono gi? in ritardo. Giornata in salita. Mi isso in piedi e raggiungo caracollando il gabinetto, la vista è un senso ancora opzionale. Piscio nel lavandino, mi lavo i denti nel bidet e il culo nella tazza. Ingollo di fretta mezzo litro di spremuta d'arancio. Niente, ancora melma, qua ci vuole una tanica di colluttorio o una bomboletta di alito nuovo. Scendo in strada con le scarpe slacciate, la camicia fuori dai pantaloni, un'emicrania di quindici chili con guinzaglio e museruola ché non s'azzanni qualcuno. Dove cazzo ho parcheggiato??? Ah, eccola, l? in fondo, mai possibile che tutte le macchine di questo mondo, quantomeno di questa strada, siano lunghe uguali sporche uguali e dello stesso stronzissimo color clima? Salgo, gnigagnigagnigagniga non parte. Bene, così scendo, torno a letto e vadavialculo. Parte. Parto. Arrivo in ufficio spettinato, i lacci inzuppati penzolano dalle scarpe, la camicia fuori dai pantaloni mi fa somigliare a un serial killer, ma distratto. Timbro, mi siedo davanti al PC. Giornata in salita, oggi, eh sì.

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Il trasporto con sentimento →