Normalmente la mia esistenza procede inanellando azioni che, se nella migliore delle ipotesi sono casuali, nella peggiore sono profondamente irragionevoli.

Tra quelle casuali si possono citare quelle che concernono l’alimentazione: supermercato dieci minuti ante chiusura, cosa è rimasto negli scaffali, cosa reclama il mio stomaco in quel momento, rapidamente si intrecciano i due sintagmi e si trovano gli elementi che formeranno la cena. Solitamente tonno e birra.

Poi ci sono le azioni casuali e casualmente irragionevoli, come quelle che interessano il vestiario. Se frutto del caso è ciò che si indossa, fatale imperizia può essere quella di non osservare minimante gli eventi metereologici in corso. Può capitare dunque di uscire in maglietta con temperature rigide, eccessivamente bardati con la canicola.

Infine, grande rilevanza hanno le azioni totalmente irragionevoli. Sono le più dannose, nonché le meno giustificabili. Tendono sfortunatamente a crescere nel corso degli anni, nonostante si dica che il tempo renda saggi. Gli esempi nella vita di ognuno di noi, in particolare della mia, abbondano: seguire le lezioni universitarie dopo aver superato l’esame; provare un abito dopo che lo si è acquistato; bere il caffè prima di andare a letto; accendere la luce nelle stanze buie dopo aver violentemente urtato il cranio contro uno spigolo; mettere abiti sporchi dopo la doccia e abiti puliti quando si è sudati; usare un preservativo a fine rapporto.

Per undici mesi si procede invariabilmente nella direzione del caos e dell’irragionevolezza. Poi, esausti, si premedita il cambiamento. Esiste un mese dell’anno in cui l’intera umanità decide di raddrizzare la propria vita, di compiere una rotazione di centottanta gradi che trasformi le azioni casuali in premeditate, le irragionevoli in razionali. Settembre. Ad agosto già vedo l’ora che giunga settembre, affamato di novità, pregusto i benefici effetti di questa capriola su me stesso. La proiezione è quella di divenire una persona totalmente rinnovata, ricca di pregi e iniziative, un ottimismo cosmico incapsula la mia mente.

Bastano pochi giorni e pochi indizi per capire che, se capriola c’è stata, è stata doppia e mi ha riportato al punto di partenza: il menu delle mie cene è sempre dominato da birra e tonno, ho appena comprato una camicia che sembra una tovaglia e non mi va bene; oggi piove a dirotto, ho le scarpe di tela e una maglietta a maniche corte, e soprattutto non ho l’ombrello. Inizio a prendere la rincorsa per la capriola dell’anno prossimo.

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