Il nome di questa rubrica affonda le proprie radici nella lingua greca; il prefisso Copro-, infatti, deriva dal greco e significa cacca. E sarà proprio il leit-motiv della cacca ad aleggiare (mmh, che profumo) in questa rubrica.

In ogni articolo che apparirà verrà “sviscerato” (certo che usi sempre di quei termini ndRa) un aspetto riguardante la cacca e tutto ciò che vi è connesso, anche in senso allegorico, insomma tutto ci che rientra nel campo di studio della coprologia.

In questo primo articolo non posso non iniziare con un bel excursus storico che mostri l’importanza dello scarto organico nel corso dei secoli. Sarete stupiti dalla gamma di informazioni che ci può regalare un singolo cilindretto. Si dice che le gioie della vita siano quattro: mangiare, dormire, scopare e cagare. Ebbene, le prime forme di vita apparse sulla Terra, organismi procarioti unicellulari e asessuati, erano creature estremamente infelici in quanto potevano godere di sole due gioie: mangiare e defecare. La loro vita si riduceva a queste sole azioni, da qui il detto “Che vita di m….!”.

Balziamo avanti di un paio di miliardi di anni e troviamo i dinosauri che, pur godendo di tutte e quattro le gioie, ne producono una in particolare in quantità industriale. Oggi esiste una branca della paleontologia che si occupa di studiare i coproliti, cioè feci di dinosauro fossilizzate. Provate ad immaginare un ricercatore con vent’anni di studi alle spalle, nel suo tetro stanzino illuminato da una lampadina a 12w (per risparmiare), mentre sta per sezionare uno stronzo di parasaurolofo. Sentite l’emozione crescere in lui, un qualcosa che viene da dentro e prepotentemente chiede di uscire… ecco che la storia si ripete, il ricercatore come il dinosauro uniti in un unico progetto cosmico. E apri la finestra dopo che hai tirato l’acqua.

A proposito di dinosauri interessante il caso del Coprosauro, un dinosauro veramente di merda che infatti si estinto nel giro di cinque mesi (alcuni dicono che si sia evoluto in un ominide dal quale in parte discendiamo, che abbiano ragione?). Comunque le prime notizie scritte riguardo la cacca le abbiamo da un cilindro di argilla rinvenuto ad UR. Secondo alcuni studiosi questo documento farebbe parte del mitico e mai trovato “Invocazioni e Deiezioni e che Anu abbia pietà delle vostre anime” del leggendario mistico sumero Bilgamesh Enlilu. Il cilindro, inciso di cuneiformi su tutta la superficie, sarebbe un frammento del capitolo “Sacrifizi e Orifizi” nel quale si narra anche dei mistici copromanti, sacerdoti che praticavano la lettura del futuro attraverso le feci del re.

Secondo altri studiosi per, il cilindro in questione non affatto di argilla e quelli che sembrano caratteri cuneiformi arcaici sono in realtà tracce dei semi di melograno che il re aveva mangiato la sera prima.

Entrambe le versioni però lasciano spazio all’esistenza dei copromanti.

È curiosa anche la storia dell’isola di Cipro. Circa 4000 anni fa Cipro era un’isola abbastanza snobbata, infatti conteneva solo sassi, erba, capre e attraverso le capre, cacca. Un giorno un idiota mercante acheo arrivò per sbaglio a Cipro (che a quel tempo si chiamava Copros per ovvi motivi) e chiese informazioni sull’isola al re in persona, il quale rispose che era “tutta Capros e Copros” (capre e merda). Sembra, però, che l’acheo, usurato da una vita di biechi sotterfugi e feroci contrattazioni, abbia inteso “tutta Capros e Cupros”(cioè capre e rame) e abbia offerto al re un miniappartamento a Micene in cambio dell’isola. Il re, la cui unica colpa era di essere nato in un posto simile, accettò al volo incoronando l’acheo come nuovo re. Questi, una volta avvedutosi dell’errore, non ammise mai il proprio abbaglio e ribattezzò l’isola Cupros (cioè rame), da cui l’odierno Cipro; ma non gli andò bene. Finì i suoi giorni in una miniera di Kattusa, la polizia ittita lo aveva arrestato mentre contrabbandava rame anatolico spacciandolo per rame di Cipro.

Bene, per oggi è tutto; nuove notizie e nuove storie riempiranno questa rubrica per aiutarvi nella costante ricerca del sapere, attività che nobilita l’uomo e lo differenzia dai gasteropodi marini.

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