Ci sono mattine che non riesci a fare nulla.Giri a vuoto. Più giri a vuoto, più ti incazzi. Più ti incazzi, più giri a vuoto. Allora capisci a fondo il concetto di cerchio, o circolo. Qualcosa che ti tiene prigioniero e dal quale non riesci a venir fuori. Biblioteca Palatina, estate del 1989.L'edificio è parzialmente inagibile da diversi anni. Colpa di un terremoto che ha scosso persone e cose. Si entra da sotto, dal mercato della Ghiaia.Arrivo in bicicletta. L'appoggio lì, contro il muro. Apro la catena e l'aggancio alla ruota. Stupidamente, un pensiero: «Che provino a fregarmela». Perdo solo del gran tempo. Quello che mi serve non ce l'hanno.Esco un po' scocciato. Mi toccherà girare le biblioteche di altre città. Bologna. Reggio Emilia. Milano. Varie nonché eventuali. Del resto, ho scelto io l'autore su cui intendo laurearmi. Ogni tanto ho di queste vampate masochiste.È quasi come tagliarsi le palle per fare dispetto alla moglie o alla morosa. Sottlineo il quasi, perché la mia dotazione è intatta, anche se metaforicamente l'ho recisa più d'una volta. Faccio per prendere la mia bici. Carramba che sorpresa. Non c'è più. La bici che mi hanno regalato per la sofferta promozione in terza liceo (l'unico anno che ho fatto il coglione), è letteralmente vanita nell'aire. Al suo posto c'è una roba da donna mezza scassata, colore rosa rigurgito, tenuta insieme dalla ruggine e da chissà che altro.Se fossi un ladro, non la sfiorerei nemmeno con uno dei due emisferi cerebrali. Non sono un genio, ma realizzo – dopo i necessari secondi di smarrimento, utili per metabolizzare l'evento luttuoso – che qualcuno si è indebitamente appropriato della mia bicicletta blu scuro, tenuta da Dio. Inestimabile la perdita affettiva. Bestemmio a mezza voce con l'impegno d'una legione di turcomanni. Poi mi calmo. D'accordo. Il mio disappunto a Colui che muove le foglie del Creato l'ho espresso. Non mi resta che andarmene in tabaccheria per acquistare un biglietto dell'autobus. Sul mezzo pubblico incontro mia madre, comprensibilmente stupita. A lei risultava che io fossi uscito su due ruote. Rispondo alla domanda non espressa. Sorride.Provo a farlo anch'io, ma mi viene male. La mattina seguente vado in questura a denunciare l'esproprio. Non serve, però se non lo facessi mi morderei le mani per non averlo fatto. Lo faccio. Trovo un questurino molto gentile.Siede dietro una macchina da scirvere. Un'Olivetti, direi. Somiglia a quella che c'è a casa.Mi invita a spiegare. E io comincio. Arrivo al punto in cui esco dalla biblioteca Palatina. «Il suddetto, uscendo dalla discoteca Palatina…». Lo interrompo. Guardi che si tratta di una biblioteca. «… dalla discoteca Palatina…» Rinuncio a correggerlo per la seconda volta. È talmente convinto che, per una frazione di secondo… ma poi mi riprendo. Firmo la dichiarazione e mi avvio verso casa. Non ho mai ritrovato la mia bici blu. Per mesi sono passato all'ufficio oggetti smarriti dei vigili. Trovando miriadi di biciclette, tranne la mia.Non che nutrissi qualche speranza in questo senso. Ho impiegato poco a rassegnarmi. Non prima di avere, ovviamente, augurato le peggio disgrazie all'autore del furto. Tipo: ti cadessero le mani… ti si fulminasse la cinghia della trasmissione mentre sfrecci sull'autostrada ai duecento… possa qualcuno utilizzare il tuo culo come portabiciclette… e prelibatezze consimili. Adesso ho un'altra bici. Ha sedici anni, più o meno. Non li porta male. E tutte le volte che vado in centro durante la bella stagione, la aggancio per la canna a pali, lampioni e affini. Ma, sopratutto, non penso più «Che provino a fregarmela». Perché quando te le vai a cercare, le trovi sempre.

10 Commenti
French Ottobre 23, 2006 - 16:59
Non so se da questo articolo ho imparato che devo fare più attenzione a come lego la bici oppure se, più utilmente, ho imparato un nuovo insulto da rivolgere alle persone che malgradisco: ¨…possa qualcuno usare il tuo culo come portabiciclette!¨. Molto efficace (l’insulto).
Del Ottobre 23, 2006 - 17:52
Odio i ciclisti (i ¨biruota instabili¨ della mia prima golden classic)…
pigi Ottobre 23, 2006 - 20:05
Da oggi mi iscrivo anch’io al club anti-birotisti…cinque minuti di ordinaria follia (e insulti) con un malcapitato ciclista che stava per essere calpestato dal caucciù della mia Corolla, perchè privo di qualsivoglia illuminazione.
robirobi Ottobre 23, 2006 - 22:20
Sono un ciclista e me ne vanto. Affronto il sole d’agosto e le bufere natalizie con le due ruote. I ciclisti possono andare anche senza luci o senza ruote, senza manubrio, persino, perchè i ciclisti sono poeti, e le loro lacune si chiamano licenze. Uno di questi giorni mi infilo con la bici sotto una delle vostre macchine, così, per farvi un dispetto.
fratearrigo Ottobre 24, 2006 - 08:19
Io la bici la uso soltanto da maggio a settembre (circa). Noto che il programma non rispetta più gli a capo. Si può fare qualcosa?…
Del Ottobre 24, 2006 - 08:41
Penso che l’unica possibilità sia fustigare il buon Coma…
UfJ Ottobre 24, 2006 - 09:02
Il ricordo di quei pomeriggi di niente a bighellonare per il centro, al liceo, in due, affiancati, a scambiarsi parole futili finalizzate solamente a scansare afa e zanzare. Un colpo di clacson, alle volte insistente, talvolta appena accennato. Il classico gesto: mavaffanculo. Ho molta più fretta, oggi. Lafa neanche la sento perché in auto cè laria condizionata a paletta. Vi sembro solo? Errore: posso parlare con chiunque tramite il mio vivavoce appena installato. E proprio non riesco a capire cosa cazzo abbiamo da blaterare questi due stronzetti in bici che mi tengono occupata la carreggiata da un quarto dora. HOONK, HOOOONK E levatevi di lì, testediminchia. La sensazione, insinuante e crudele, di qualcosa irrimediabilmente perduto.
UfJ Ottobre 24, 2006 - 09:03
può fare qualcosa, il buon Coma, anche per i miei quadretti? Un saluto a tutti
French Ottobre 24, 2006 - 13:30
Sono perfettamente d’accordo con Robirobi, massima stima per chi conduce mezzi a due ruote sospinti dalle proprie gambe; forte antipatia per le due ruote motorizzate, tipo scoter e affini…
Del Ottobre 25, 2006 - 12:06
Massimo rispetto per la teoria, grida e stridore di denti per la pratica.