Caro Cristiano

Ieri sera ho assistito al dibattito “Controtempi, itinerari sonori dal ’70 ad oggi” che si è svolto nel Cortile della Biblioteca Civica di Parma. C’eri tu, c’era Giancarlo Onorato, c’era il moderatore. E c’ero pure io. Non ero lì sul palco, no. Io ero in mezzo al pubblico. Peccato, perché se fossi stato lì sul palco con te avrei avuto un paio di domande da farti. Le pongo qui, ora, con il tuo permesso.

Già nel primo intervento hai toccato di tua iniziativa uno degli argomenti più controversi dell’intera carriera della band che guidi da ormai vent’anni: la recente partecipazione al Festival di Sanremo. Excusatio non petita accusatio manifesta, commenterebbe qualche malelingua. Hai spiegato che è prassi comune, per la direzione artistica, chiamare ogni anno una band avulsa dal contesto musicale del festival. Quelli strani, li hai chiamati tu. E’ vero. Toccò agli Afterhours, toccò a Elio e le Storie Tese, toccò agli Avion travel. Toccò a voi. Il motivo per cui il festival ha chiamato i Marlene kuntz sono chiare e tutto sommato condivisibili. Quello che mi è meno chiaro è perché i Marlene kuntz al festival ci sono andati. Hai detto che avevate una bella canzone da fare sentire alla gente. Se è questa la ragione allora vorrei capire perché a suo tempo non portaste a Sanremo Lieve, o Nuotando nell’aria, o Il vile, o qualcuna delle belle canzoni che scrivevate allora. Forse non vi hanno invitati? Forse avevate altri grilli per la testa? Ad ogni modo non credi che esistano altri canali oltre al Festival per far sentire alla gente una bella canzone? La radio, il web, i live. Forse non così tanta gente, certo, ma… ah, capisco, capisco.

In un diverso momento del dibattito hai sostenuto che l’Italia non è un popolo rock. Hai fatto degli esempi. Per esempio ti sei scandalizzato del fatto che all’Heineken Jammin’ Festival i Verdena, e prima di loro gli Elbow, suonassero di fronte a un pubblico di poco più di 100 persone. Ecco, personalmente i Verdena non mi piacciono ma gli riconosco una grande professionalità è un discreto talento. Sicuramente meritano tutto il successo che hanno. Sta di fatto che proporli prima di Fabri Fibra e Negramaro è un vero e proprio suicidio commerciale. Chi va a vedere Fabri Fibra e Negramaro non arriva alle tre del pomeriggio per vedersi pure i Verdena. Chi vuole vedere i Verdena non è interessato a Fabri Fibra e Negramaro e magari neanche a spendere i 60 schiaffoni di biglietto. Stimolato da una domanda del pubblico hai anche portato un secondo esempio: la reunion dei Soundgarden all’Arena Concerti di Rho. Attese dodicimila persone, presenti quattromila. Ma io ti domando, Cristiano, ci sei mai stato all’Arena Concerti di Rho? No? Bene, allora sappi che l’Arena concerti di Rho fa CA-GA-RE. Si sente male, si vede un cazzo, c’è un caldo fottuto perché sei sull’asfalto col sole in fronte tutto il giorno e infine per parcheggiare ti taglieggiano 15 Euro. L’Arena Concerti di Rho è il parcheggio espositori dell’Ente Fiera Milano, lo sapevi? Hai detto che l’organizzatore di quel concerto si è fatto parecchio male. Gli sta ben fatta. Cominci lui a organizzare concerti decenti è vedrà che poi la gente viene. Li volevo vedere pure io i Soundgarden. E piuttosto che andare in quel merdaio ho trovato il tempo e i soldi per andarmeli a vedere a Norimberga, al Rock im Park. Dove, tra l’altro, nella giornata dei Linkin’ park, c’erano i Cypress hill alle due del pomeriggio. Sai quanta gente c’era a vedere i Cypress hill alle due del pomeriggio? Circa trentamila. Questo può voler dire due cose. Può voler dire che gli organizzatori del Rock im Park sono un po’ più scaltri a compilare scalette. Oppure che i tedeschi, a differenza degli italiani, sono veramente un popolo rock. A suffragio di quest’ultima discutibile affermazione c’è sicuramente il fatto che la band nazionalpopolare italiana si chiama I Nomadi, quella tedesca invece si chiama Die Toten hosen.

Ma è stato quando hai parlato di Internet e download musicali che ti ho visto ancora più fuori fuoco. Riferendoti al fatto che gli album non si vendono più per causa del fatto che “i giovani” li scaricano gratuitamente hai detto (metto le virgolette ma confesso di non ricordare le parole esatte) “Provate a immaginare se di punto in bianco vostro padre smettesse di essere pagato per quello che fa”. Bene, Cristiano. Non so se te ne sei accorto, ma in Italia, da un po’ a questa parte, è esattamente ciò che succede. Le tue parole sono fuori luogo e di cattivo gusto, soprattutto in considerazione del fatto che a nessuno dei nostri padri è stato concesso, come alternativa, di suonare concerti a… quanto? Diciamo dieci-ventimila Euro a serata? Come se non bastasse, poco prima hai esternato la tua insoddisfazione sostenendo che avresti preferito avere dieci anni di più, che le tue tasche oggi sarebbero state molto più piene.
Parlando della realizzazione dell’ultimo album Ricoveri virtuali e sexy solitudini, hai detto di aver pensato, a un certo punto: “Ma che cazzo sto facendo?” Ha spiegato che mancando il riscontro commerciale oggi una band non può più prendersi un anno di pausa per mettere a punto un grande album. Forse è vero ciò che dici. Forse è vero che mancando un riscontro commerciale non è più possibile investire grosse somme nella realizzazione di un album. Ma io continuo a credere che per fare un grande album non serva un anno di pausa, o grosse somme. Servono grandi idee. Non sono bene informato, e potrei essere facilmente smentito, ma non credo che, non so, che Jimi Hendrix per incidere il suo primo, grandioso album si sia preso un anno di pausa. Non credo che Frank Zappa per registrare quel capolavoro che è Freak out sia stato un anno in studio di registrazione. Credo che nemmeno voi abbiate dedicato un anno intero a tempo pieno alla realizzazione del bellissimo Catartica. Non credo, infine, ma questo è un giudizio discutibile e personale, non credo che Ricoveri virtuali e sexy solitudini sia un grande album. Se proprio vuoi saperlo io l’ho scaricato, l’ho ascoltato, l’ho cestinato.

Quel tizio che ha fatto l’ultima domanda, quello che hai liquidato dicendo che no, non ti ha convinto, che tu continui a pensare che l’Italia non sia un popolo rock, ecco, quel tizio in realtà ti aveva domandato un’altra cosa. Quel tizio diceva che l’Italia non sarà un popolo rock come sostieni tu, ma allora come spieghi che gli Afterhours nel 2012 fanno 40 date sold out mentre i Marlene kuntz faticano a tenersi i loro fan? Questo ti chiedeva quel tizio.
Sai, Cristiano, io credo che dopotutto tu sia un uomo fortunato. Perché nonostante la crisi economica che colpisce l’Italia, nonostante la crisi creativa che affligge da anni la vostra band, nonostante un pubblico ostile e sempre meno rock e più sanremese, nonostante le tue tasche malauguratamente non siano piene come quelle degli U2, nonostante tutto questo tu appartieni, anzi, guidi una band che quando sale su un palco tira fuori una grinta eccezionale e una capacità straordinaria di trasmettere vibrazioni. Questo, molto più che i tuoi testi, è ciò che rende squisitamente rock i Marlene kuntz. Questo è il motivo per cui in passato sono venuto a vedervi numerose volte dal vivo. Ora che ci penso, esperienza Beautiful a parte, è un po’ che non vengo. L’ultima volta fu nel 2003, al Tora Tora di Castelnuovo Monti. Quel giorno vi vidi in effetti un po’ scarichi. Parecchio scarichi. Ma che diamine, dopotutto una giornata storta può capitare a chiunque, no? Sai, credo che tornerò presto a vedere un vostro concerto. E’ una promessa. Sì, sì.

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