Si può dire che San Valentino è una di quelle ricorrenze che l’uomo, intendo il maschio, teme. Da poco trascorso il Natale, egli è ancora costretto a mettere in funzione il cervello per un’attività che in generale disdegna: la ricerca di un regalo, quello che le donne chiamano “pensierino”, mistificando palesemente il significato di questo termine: il vocabolario della lingua italiana dice che “pensierino” significa “piccolo e superficiale pensiero”, oppure “primo esercizio di composizione per gli alunni delle scuole elementari”, sia concesso anche il significato di “piccolo dono”, ma in nessun caso un “pensierino” può essere composto d’oro, avorio e brillanti. Questo è un significato scritto solo nel muliebre encefalo.

Tale attività, la ricerca del regalo, indesiderata quanto gli scompensi intestinali causati dalle cotiche, è sufficiente a rendere San Valentino inviso al prosaico maschio. La donna, invece, attende la data con ansia, vuoi perché fantastica una romantica cena al lume di candela, vuoi perché esiste una certa aspettativa nei confronti del suddetto “pensierino” (di norma delusa). Ultimamente anche le donne iniziano ad essere critiche nei confronti di questa festa, tacciata di “commercialità”, ma è indiscutibile che la maggior parte di esse fatichi non poco a rinunciarvi.

Ciò che accomuna entrambi i membri della coppia è che, sovente, ignorano i motivi per cui festeggiano il loro amore il 14 febbraio.
Perché proprio per San Valentino?
Chi è costui?
Un santo, è la risposta.
E come c’è finito un santo in mezzo ai peluches e ai cioccolatini?
Un castigo divino, un errore dell’Ufficio Collocamento Santi?
Un’invenzione pubblicitaria?
E Rodolfo Valentino cosa c’entra? Quello non c’entra nulla, tutt’altra mercanzia.

Chi era San Valentino?

San Valentino è un personaggio realmente esistito, nato probabilmente nel 176 dopo Cristo a Terni (città di cui, ancora oggi, è patrono). Divenne vescovo intorno alla fine del terzo secolo, uno dei primi, se non il primo vescovo di Terni. Mentre si trovava a Roma per predicare il Vangelo e convertire i pagani, l’imperatore Claudio II Gotico gli intimò di interrompere la sua missione e di abbandonare la religione Cristiana. Egli, non solo rifiutò l’abiura, ma, a sua volta, tentò inopportunamente di convertire Claudio. A questo punto non si sa se Claudio, irritato, lo fece lapidare, o se, ammirato dal suo coraggio, lo graziò. In ogni caso, se non Claudio, fu il suo successore, Aureliano, a decretarne la morte. Siamo intorno al 270 d.C. II suo corpo fu sepolto a Terni dove ora sorge una basilica ad egli dedicata. Le sue spoglie sono custodite in una statua d’argento posta in una teca di cristallo che riporta la scritta: “San Valentino patrono dell’amore”. Ed ora veniamo al dunque: perché San Valentino è considerato il patrono dell’amore? Per via di alcuni episodi che lo videro protagonista durante la sua vita. Per esempio, fu il primo a unire in matrimonio una cristiana e un pagano: la leggenda narra che il pagano Sabino, un centurione romano, si innamorò della bella Serapia, cristiana. Il loro amore, osteggiato dalla famiglia di lei, venne suggellato dal vescovo Valentino, il quale battezzò Sabino convertendolo al cristianesimo. Purtroppo Serapia si ammalò gravemente, e Sabino, disperato, invocò nuovamente l’aiuto di Valentino: non avrebbe sopportato la separazione dalla sua amata. Valentino li maritò e li congiunse in un sonno eterno. Vi è anche un altro episodio: mentre se ne stava tranquillo nel suo giardino, Valentino udì due persone bisticciare animosamente. Erano due fidanzati. Non si sa se per toglierseli di mezzo, o per evitare che il diverbio degenerasse in parapiglia, o per puro spirito caritatevole, Valentino si appressò loro porgendo una rosa rossa. Volle che i due fidanzati la prendessero e che ne stringessero il gambo, che la piantassero, non la rosa ma di sbraitare, e che facessero pace. Pare che la cosa funzionò. Non solo, i due trovarono un’armonia tale che nel breve volgere di qualche tempo tornarono da lui per unirsi in matrimonio. Cominciò così a girare voce che il vescovo Valentino portasse bene alle coppie, una profusione di persone prese il vizio di chiedergli la benedizione per il proprio matrimonio. Egli decise allora di dedicare alcuni giorni a tale incombenza, il giorno 14 di ogni mese. In seguito alla sua morte, avvenuta il 14 febbraio, rimase la tradizione ristretta al solo mese di febbraio (proprio perché quella era la data della sua morte). Questa tradizione venne incentivata e consolidata da Papa Gelasio I, nel 476 d.C., per contrastare la costumanza pagana dei “Lupercali”, festività religiosa romana che si celebrava il 15 di febbraio in onore del dio Luperco. Si trattava di un rito della fertilità molto più divertente della festa di San Valentino, ma meno in linea con i dettami cristiani: venivano messi in un’urna dei biglietti con i nomi delle donne ancora in cerca di marito; un bambino li mescolava e sorteggiava le donne da accoppiare con gli uomini presenti. Cominciava poi la festa, le danze, le bevute, e da cosa nasce cosa. Per un anno intero le novelle coppie si sarebbero accoppiate allegramente affinché il rito della fertilità avesse successo. Certo, la sorte poteva essere sfavorevole, ma l’anno dopo si poteva sperare in miglior fortuna. Poi come si fa a non aver nostalgia dei bei vecchi tempi andati…

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