Mi alzo, preparo i vestiti, rapida doccia, occhiata allo specchio, trucco, breve ripasso, andiamo. Ho cinque minuti per arrivare alla fermata dell'autobus. Non mi piace portare l'orologio, ma so che sono in tempo perché vedo sempre le solite facce ad aspettare . Arrivo alla fermata e controllo. Si il calvo con la borsa del Liverpool, la bionda con il giornale sottobraccio tutti presenti, anche oggi sono in orario. Adesso ho due possibilità dormire o giocare a “indovina a chi sale alla prossima fermata”. Scommetto tutti i giorni i soldi necessari per la colazione in mensa, 1 euro. Alla prossima fermata sale il ragazzo che si diverte ascoltando la musica in cuffia al massimo. Sì 1 euro. Adesso é il turno dell'allegro vecchietto canuto. SI. Ora la ragazza sorridente con la salopette azzurra macchiata di colore. Che sonno mi sta venendo, dormirò un minuto, di solito mi sveglio quando oltrepassiamo la rotonda. Il movimento dell'autobus mi culla, adoro dormirci attorniata dalla gente, mi ricorda quando da piccola mi addormentavo sotto il grande tendone, durante la festa campestre del mio paese. Mi sveglio. Guardo fuori dal finestrino, vedo il mio riflesso e mi spavento. Sarò invecchiata almeno di vent'anni. L' autobus é deserto, siamo abbandonati in un cimitero di rottami. Un profumo di cibo mi solletica l'olfatto, viene dal piano di sopra, sto viaggiando in un autobus a due piani. Salgo e ritrovo i miei quotidiani compagni di viaggio. Mi stanno preparando la colazione, si presentano, si chiamano tutti Routine. Non capisco. - Perché mi state preparando la colazione?- - Perché hai giocato per vent'anni al tuo gioco. Sei stata l 'unica che in tutto questo tempo ci ha prestato attenzione e non ha visto solo la routine delle nostre vite ma ti sei accorta anche dei i nostri visi, dei nostri sguardi, te la sei meritata. - - Robbie sveglia siamo arrivate. Anche oggi sei riuscita a dormire –

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