
Sidera
I Sidera raccontati da Davide Zanardi
Quando Massimiliano Navarra, cantante dei Sidera, si presenta sul palco, se ne resta immobile con le braccia lungo i fianchi, spiccica due parole se è tanto e squadra il pubblico in modo beffardo. Sembra l'antitesi della rockstar espansiva e piena di sé. Quando invece comincia a cantare, si capisce che tutta la sua intensità è racchiusa nella voce, in quell'alternare melodie soffuse e grida lancinanti, nel ricercare il sapore delle note attraverso l'intensità dei versi di canzoni che spesso si trasfigurano in vere e proprie poesie.
Anche i Sidera in fondo, rispecchiano la natura del proprio frontman. Sofferti, passionali, contraddittori, comunicativi ma solo per chi è capace di ascoltare.
I cinque di Settala(oltre a Massimiliano Navarra,Daniele Meanti chitarra solista, Giacomo Cavalli basso Paolo Montemartini batteria e Marco Morimanda chitarra ritmica) sono il gruppo rock per eccellenza, se con questo s'intende la capacità di liberare l'espressività concedendo poco o niente a compromessi di carattere sonoro.
Ecco perché i loro pezzi sono piccole gemme di valore, nelle quali lo spirito sonnacchioso e un po' maudit di Massimiliano si fonde con le chitarre "taglienti" di Daniele, all'insegna di un rock che quasi mai dà l'idea di assomigliare a qualcosa di conosciuto, pur non sfociando mai nello sperimentale.
Qua e là si ritrovano sfumature grunge (più Alice in Chains che Nirvana), ma le atmosfere e il tono generale delle canzoni sembra piuttosto rimandare all'impatto psichico di certe sonorità in voga negli anni 60' . Non è un caso che nel ricco bagaglio musicale di Daniele Meanti ci sia spazio non solo per Jeff Buckley e Pearl Jam, ma anche per Pink Floid e King Crimson. Ergo, i Sidera sono una band da gustarsi dal vivo. Se non altro perché nelle loro esibizioni si può correre il rischio d'immbattersi in una versione improvvisata di The End. Potere del passato. E delle lezioni rock prese dai maestri giusti.
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