Preparatevi bene, non state uscendo per andare a prendere il pane, né per buttare la spazzatura. State uscendo con me. Un’occasione speciale: vi ho concesso il mio tempo. E forse unica: potreste non desiderarne altro, del mio tempo.

Dicevo prepararsi bene, mi riferivo all’abbigliamento, all’estetica, al trucco. Fatevi una doccia tonificante, irrorando il corpo con alcune delle inutili creme che solete acquistare, quelle che vi dissanguano il portafoglio senza produrre effetti apprezzabili, per intenderci. Ma una donna senza creme, lozioni e unguenti sembra non potersi dire tale, quindi largo alla vostra femminilità. Pettinatevi accuratamente, tuttavia preferirei foste andate dalla parrucchiera per l’occasione. Il trucco deve essere impeccabile, preciso, senza eccessi, valorizzate al massimo i lineamenti di occhi e labbra.

Per scegliere l’abbigliamento adeguato sono consapevole che avrete bisogno di molto tempo, ma questo non deve andare a detrimento della vostra assoluta puntualità. Per agevolarvi, vi fornisco io qualche indicazione su come vestirvi: dovrete essere provocanti, procaci, impudiche. Seguendo tale indirizzo, selezionate dal vostro sconfinato guardaroba le vesti più efficaci all’uopo. Le scarpe, mi raccomando, con i tacchi alti, di norma le preferisco aperte ma insomma dipende dalla stagione, se è inverno non voglio che il vostro piedino soffra il freddo. Nel pomeriggio avrete comprato un nuovo completino intimo da sfoggiare quando, a fine serata, cadrete tra le mie braccia. Nero, semplice, sensuale. Insomma, ci siamo capiti, non presentatevi vestite da suore facendo strani (e sbagliati) calcoli sul fatto che si tratta del primo appuntamento: se mi metto questo sembra quello, se mi metto quello sembra questo, se mi metto questo e quello ho caldo, se non mi metto né questo né quello sono nuda, ecc. Passate a prendermi in macchina. Quando siete sotto casa mia avvisatemi, dieci minuti, massimo venti, e scendo. Accoglietemi con un sorriso solare, fatemi capire quanto siete eccitate all’idea di vedermi (l’altro genere d’eccitazione magari lo vedremo più tardi).

Se avrete fatto una meticolosa opera di allestimento corporeo, e il risultato mi aggrada, non lesinerò complimenti, non mancherò certamente di dirvi che vi trovo splendide, radiose, affascinanti. Vi mostrerete compiaciute, emozionate, le mie parole hanno fatto breccia nella porta (spalancata) del vostro cuore. Siamo diretti verso un ristorante che conosco io quindi, tranquille, si mangia bene. Questo è un aspetto importante, soprattutto per me, che mi abbufferò avidamente. Per voi meno, siete o non siete un’incantevole creatura che mi deve ammaliare? Dunque contenetevi. Senza mostrarvi astinenti, inappetenti, oltremodo sofistiche.

Non vi richiedo una conversazione brillante e coinvolgente, normalmente non ascolto, quindi fa poca differenza ciò di cui discorrete. L’importante è il tono, la voce, la melodia generata: se sento litanie lamentevoli, cicalii insopportabili, m’innervosisco e non riesco a pensare. Evitate anche banalità assortite sul genere maschile, roba del tipo che siamo tutti uguali e tutti stronzi, o che avete sofferto molto per amore. È vero che presto poca attenzione a ciò che dite, ma tal guisa d’insulsaggini s’insinuano sconvenientemente nelle orecchie. Potete farmi qualche domanda, poi mi ascolterete affascinata e incuriosita, con occhi ammiccanti. Spesso invento di sana pianta le risposte, ciò nondimeno, è buona norma non mettere in dubbio le mie affermazioni.

È giunta l’ora di pagare il conto, per cortesia non fingete di voler dividere o addirittura di voler pagare. Lo so, desiderate che paghi io, ma avete trovato il pollo sbagliato. Va beh, solo per questa volta, pago io…
Quant’è? Cento euro in due! Senti, avresti venti euro da prestarmi?

Siamo ormai all’uscita del ristorante, ho programmato un dopocena romantico ma breve: una passeggiata di trenta metri dall’uscio del ristorante alla prima panchina disponibile. Dovete scusarmi ma ho mangiato come un cinghiale, sono sostanzialmente appesantito, ho un tasso alcolico considerevole, senza contare che il decolleté che giustamente palesate inizia ad avere un richiamo irresistibile. Dunque sediamoci, potrò ammirarvi in tutta la vostra beltà. A questo punto potete proporvi: avvicinatevi a pochi centimetri, fatemi una dichiarazione d’amore struggente e intensa, infine baciatemi. Siete delle tradizionaliste? È l’uomo che deve fare tutto ciò? E sia. Però fornite indizi inconfutabili, non cervellotici, della vostra disponibilità (che, peraltro, non è mai stata messa in discussione): prendermi la mano e appoggiarla sulla vostra coscia può essere un’idea eccellente.

Poco dopo mi riaccompagnate a casa, accettate l’invito a salire da me, un altro drink. Non giriamoci troppo intorno, è l’ora della passione sfrenata. Io a mala pena mi reggo in piedi, una delle due palpebre ha già chiuso i battenti, l’altra è in forte difficoltà. Il divano reclama la mia attenzione, mi desidera, ricambiato. Mi seguite in quello che ritenete sarà il nostro talamo, lì tentate vanamente di rianimarmi, baciandomi, accarezzandomi, sussurrandomi parole infuocate, sono l’uomo della vostra vita, un amante eccezionale, questo dite, il mio fascino vi ha sedotte.

Inesorabilmente, anche la seconda palpebra cede.

L’indomani, al risveglio, sono ancora sul divano. Solo. Mezzo nudo, dolorante. Che notte! Sento lividi un po’ ovunque, gentilmente ve ne siete andate senza svegliarmi. Sono sicuro che ora, accendendo il telefonino, troverò un vostro messaggio. Ci sarà scritto qualcosa come: grazie per la splendida serata, sono stati momenti che non dimenticherò mai, sei una persona speciale, non vedo l’ora di rivederti…

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