Ricordo ancora, anche se sono passati quarant’anni. Il nonno, qui dentro, è ancora un ventenne. Anche con una gamba in meno, perché se chi non ha testa ha gambe, io con una gamba in meno ho una marcia in più. O no?
Ascoltami bene, lo sai che il tuo nonnino tanto tempo fa scriveva? Certo, le cartoline, anche quelle, no quelle non molte, a dire il vero. No no, scriveva proprio delle storielle. Le scriveva su un sito che si chiamava Tapiro Mal, quando esisteva internet. Accendevi il computer, quando esisteva ancora il computer. Era uno schermo e su questo schermo usciva un tapiro, e presentava le storie, così mi pare. Erano storie scritte da ingegneri, operai, dentisti, tutti scrivevano storie, meno che gli scrittori. Funzionava così. Il trenta febbraio duemilasette nel paese di San Secondo presentarono un libro, mi ricordo bene il culatello, ma poco del libro, ce l’ho qui in libreria, chi si ricorda? Vedrai che lo troviamo, un giorno o l’altro. Questo libro aveva un nome da donna, mi pare Gigette, e raccoglieva i racconti dei dentisti e degli operai, dei visionari, dei sognatori, dei pazzi, e raccoglieva tanti disegni, di tutto un po’. Ebbene tuo nonno era fra gli autori. Era il mio primo libro, e anche l’ultimo, poi ho fatto il becchino e dopo i funerali non mi andava di tornare a casa a scrivere. Cantavo, fischiettavo, ma scrivere, più.
Ti dicevo che c’era questa libreria, bella, con il pavimento antico, si respirava aria di sapere, e io che non sapevo niente lì dentro mi perdevo.
Ero appena entrato che chi ti vedo arrivare? Il presidente di Tapiro Mal. No, non era un tapiro, era un vichingo di due metri che aveva un nome da spolverino, Trench, mi pare, forse perché era impermeabile agli eventi, ieratico. Non sai cosa vuol dire ieratico? Cercalo sul dizionario, e anche spolverino. Questo vichingo non lavorava di spada, ma di colore, era un artista. Ragazzi, mi sentivo perso. E poi c’era uno che si chiamava Ufo, mi pare, coordinava le coordinate, era uno che sapeva il fatto suo, era un essere volante non identificato, come i Jetson, quei cartoni spaziali che trasmettono la domenica. E poi c’era uno che si chiamava Catino e che raccoglieva nel cognome le lacrime della fanciulle innamorate e… andiamo con ordine.
C’era una gran folla, alla presentazione, ad ascoltare il racconto di tuo nonno. Avevamo mezza platea di autori, poi dietro avevamo un po’ di claque, gli amici degli autori, poi i parenti degli autori e i parenti degli amici, poi qualche manichino dei grandi magazzini dove avanzavano le sedie, e per fare numero un paio di cadaveri portati dall’obitorio seduti in fondo, scomposti, un po’ distratti, ma forse mi confondo un po’. Un accademico presentò l’insieme dei lavori di scrittura come un formidabile colpo di coda di quella fucina di ingegni che è stato il novecento. I paragoni si sprecavano, Hemingway, Buzzati, Calvino, Litizzetto. Si videro echi manzoniani e soluzioni a cui stava lavorando Da Vinci, per non parlare dei riverberi del sommo poeta, dei tormenti petrarcheschi, del sistema letterario di solida struttura galileiana. Cerca tutte queste cose sul dizionario, altrimenti non arrivo al dunque.
Ecco gli autori presentare le loro opere. Grandi complimenti ai lavori altrui, palate di modestia, sfoggi centellinati di cultura, cerca centellinato. Ma poi uno, che era stato sicuramente pagato da un autore, esclamò fra il pubblico: “Sicuramente “Appuntamento con l’orologio rotto” è di gran lunga, ma dico di gran lunga, il più bello in assoluto, nemmeno paragonabile a “Helsinki all’ora della merenda” o a “Zero sei per chi chiama da fuori Roma”.
Non l’avesse mai detto. L’autore di “Stercorario a pois” rivendicò la superiorità astrale di ogni sua parola, scritta e ancora da scrivere, e io urlai che uno come me doveva ancora nascere. Il rumore della piccola folla cresceva, così il proprietario della libreria fece le squadre abbinando agli autori gli amici e i parenti presenti. A me, che non avevo portato nessuno, appioppò i manichini e i due dell’obitorio, che non ebbero nulla da eccepire. Trench il vichingo si armò di vera spada e chiamando Odino a testimone urlò che il suo “Missiva con sistema braille” era rivoluzionario, anche perché la carta era davvero vergata in braille, e nessuno aveva capito una riga del suo racconto.
(dizionario: Braille). Ne nacque una rissa, che ebbe brevi momenti di pausa solo quando amici e parenti si fermavano per verificare i legami di sangue e di stima con il loro protetto.
Prima che fosse troppo tardi si raggiunse un accordo, passato alla storia letteraria come “Trattato di San Secondo”, in cui si stabiliva che la copertina e il codice a barre di “Gigette” erano di gran lunga le cose migliori del libro.
I dissapori vennero annegati nei boccali di birra, in un posto poco lontano da lì, mentre fra le macerie fumanti il libraio si fregava le mani, convinto che il nostro volume fosse andato a ruba. In realtà tutte le copie erano state regolarmente rubate.
Alla fine, gran foto di gruppo, con Trench che teneva il proprio molare sul palmo della mano, accanto a un vuoto testimoniante che Catino era dato per disperso. Ufo teneva aperto con il pollice e l’indice l’occhio nero, costringendolo a guardare l’obiettivo.
Tuo nonno in segno di saluto agitava nell’aria la gamba sinistra, troncata di netto da un fendente. Devo avere ancora la foto, dentro il libro. Quando troverò uno troverò l’altra. Tempi eroici, ragazzo mio. Tempi andati.

12 Commenti
Del Maggio 19, 2007 - 09:12
Non ho potuto presenziare… ma se è andata così sono quasi contento… o no?!
French Maggio 19, 2007 - 21:28
Direi che un resoconto della presentazione di ¨Gigette¨ meglio di questo non si poteva pretendere. Tutte le iniziative che facciamo dovrebbero avere testimonianze del genere! Grazie Robirobi anche per essere venuto!
UfO Maggio 25, 2007 - 13:42
un resoconto impareggiabile, già, complimenti per l’elefantiaca memoria. lo dico da qui, al sicuro da eventuali ritorsioni articolari, sarebbero letali oggigiorno: quella sera un solo racconto svettò per magnificenza: si trattava di ‘grandeporka’, l’autore era un certo… uhm… umbiumbi… paroparo, toratora… mah, uno di quei tizi strambi che hanno il nome uguale al cognome, presente? ah, gran bei tempi quelli. in contrasto con questo presente uggioso fuori quanto dentro. un camino tiepido, svogliato, la fiamma ormai estinta, qualche brace sparuta. accartoccio il giornale e lo getto in terra. basta con questi vecchi ricordi, dolorosi come artriti. BASTA! mi isso faticosamente in piedi, afferro il neutrofono. ¨trench – sbraito – paroparo, catino ehi, EHI!!!! sentite, lo facciamo di nuovo? vi va? eh, che ne dite? DAI!¨ silenzio. riattacco mesto il neutrofono. gran brutta cosa la sordità, penso. mi risiedo in poltrona e raccolgo il giornale dal pavimento. dopotutto non siamo eterni, ma possiamo provarci.
Andrea Maggio 27, 2007 - 22:57
Ho cercato ¨ieratico¨ sul dizionario ma non so ancora cosa significa.
kiesa Giugno 16, 2007 - 21:39
E la presentazione è planata anche in quel di Cremona. Ufj ha mostrato una grande maestria nel presentare i racconti con un misto di leggerezza e profondità tenendo desta l’attenzione del pubblico e proponendo la lettura di tre ottimi racconti. Penna Bianca interveniva con domande interessanti agli scrittori e agli illustratori. Ottima la lettura della ragazza che ha ¨interpretato¨ un racconto e mezzo leggendo con la giusta intonazione come un’attrice.
Porkettaro Giugno 17, 2007 - 13:00
Me lo sono perso.. 🙁
French Giugno 17, 2007 - 14:11
Grazie Kiesa per essere venuto e per aver apprezzato la presentazione, il fatto che fosse la prima a cui assistevi ci rende anche un po’ orgogliosi…
federica Giugno 22, 2007 - 18:54
me lo sono persa!nooooooo
CiacioZ Giugno 23, 2007 - 04:06
Richiesta disperata all’ultimo secondo e concessione di permesso speciale per non buttare i 46¤ di biglietto dell’heineken jammin festival, un’ora e mezza di coda a mestre, pioggia grandine terrmeotoettraggedia iratittio lacotisangue torri che crollano (senza l’ausilio di boeing dirottati ma con la sola imposizione di una tromba d’aria) parcheggio ai limiti della decenza, km a piedi, parco ingibile, coda per rientrare e altre 4 ore di macchina…forse era meglio se venivo alla presentazione 😀
betty Giugno 23, 2007 - 09:58
Voleva dire parco ¨inagibile¨…;) Ogni tanto quando rientra alle 4 di mattina lascia in giro per la strada qualche vocale ;)…Vero Ciacio? ;)
French Giugno 23, 2007 - 13:40
Ciacio, se vuoi rimediare il fallimentare concerto di Venezia, puoi accodarti quando andremo alla terza giornata del Gods of Metal. E’ prevista una bufera di neve, ma magari il palco rimane fermo… Vieni? Oppure lunedì a vedere Alice Cooper? Vieni? Altrimenti aspetta e vedrai che un’altra presentazione magari la facciamo
UfJ Giugno 25, 2007 - 12:18
Riepilogando 2/6 gods of metal – 10 ore di pioggiostronzerella 3/6 gods of metal – 12 ore di solleone essiccatesticoli + fango modello spiaggia-del-lete e afror di carrogna 11/6 concerto who – acquasecchiate + fulmini e saette à-la-nikola-tesla 15/6 heineken – trombadaria + iradiddio / mortidispersiferiti ecco… per il 30/6 si prevede un arrembaggio in forze dei cardassiani. diopàrsec.