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11. Quanto French ha consegnato la bomboniera, che non era una bomboniera coi confetti ma un libro con i contributi e gli omaggi per gli sposi di tutti gli invitati, cosa che naturalmente può succedere solo al matrimonio di French, tra gli altri contributi ho buttato l'occhio sul mio, che era un racconto orrendo che avevo copiato da un altro mio racconto e poi inviato qualche settimana prima via mail a French, e questo racconto non solo era orrendo e copiato anzi autocopiato, ma quel che è peggio parlava pochissimo di French e per niente della moglie di French, parlava invece molto di un amico di French che nemmeno c'era al matrimonio di French, e leggere quel racconto macchiato da tre o quattro difetti del genere nelle stesso libro che racchiudeva foto splendide, ricette uniche e disegni geniali mi ha fatto sentire come secondo me si è sentito Celentano quando in occasione del tributo a De André ha cantato malissimo la guerra di Piero, con la differenza che io non sono Celentano e che Celentano, oltre a non essere me ma Celentano, era riuscito poi a riscattarsi ricantando più avanti la guerra di Piero, e questa volta per bene. Ed è allora che ho deciso che dovevo scrivere un altro contributo a French, subito, per riscattarmi anch'io.
12. Il secondo contributo, oltre a risultare a cose fatte brutto non meno del primo contributo, e oltre ad essere autocopiato dal primo racconto che a sua volta era autocopiato, parlava sì di French, ma oltre a parlare di French, parlava di un altro amico comune che una volta aveva scritto un racconto su French. Era quindi brutto, fuori luogo, autocopiato ed eterocopiato, insomma un racconto peggiore dell'altro su tutta la linea, e con meno attenuanti ancora, o meglio con l'aggravante della recidiva, ma nel momento in cui lo scrivevo tutto ubriaco di vino rosé mi sembrava forse uno dei sei o sette racconti meglio scritti da anima viva negli ultimi due secoli, e avrei continuato a pensarla così fino a poco prima di tornare all'agriturismo alla fine della cena.
13. Nonostante tutto questo, o in virtù di tutto questo, mentre mi dirigevo insieme al disegnatore famoso e alla sua ragazza verso l'agriturismo dove avremmo dormito di lì a poco, e i ricordi della serata appena trascorsa era fumosi e bellissimi, e ripensando alle persone che avevo conosciuto capivo per esempio quanto mi ero sbagliato sul conto delle mie quattro nuove amiche che non erano affatto fissate con l'estetista come avevo creduto in un primo tempo, o meglio come mi era piaciuto fingere di credere per confermare a me stesso certe mie idee idiote, ma anzi avevano molte cose in comune con me che di certo l'estetista non lo frequento molto così come d'ora in poi nemmeno il barbiere, in quella mezz'ora di macchina in cui riconsideravo tutto quanto, per quanto ubriaco di vino rosé, anche se ormai mi era chiaro che i miei due omaggi era così brutti e sbagliati da rischiare di diventare offensivi, comunque tutto questo passava in secondo piano perché già mi assaliva una nostalgia che come è noto ha una velocità di comparsa direttamente proporzionale alla bellezza dell'evento per cui si prova nostalgia, ed è stato con questa consapevolezza nostalgica, appena imbrattata dalla scoperta di aver dimenticato il dentifricio a Bologna, che mi sono coricato nella mia stanza all'agriturismo.
14. La mattina dopo, con un mal di testa pulsante e senza essermi lavato i denti, sono uscito dall'agriturismo e sono andato a sedermi sotto una specie di gazebo poco lontano. Dopo qualche minuto è arrivato il disegnatore famoso e abbiamo cominciato a parlare, da principio di analgesici e igiene orale, poi di tante altre cose. Non avrei dovuto stupirmi, visto che già avevo parlato con lui il giorno prima, ma mi sono stupito lo stesso di quanto fosse facile parlare con lui, e di quanto fosse facile dire delle cose belle quando uno ti ascolta sul serio e non si limita ad annuire e aspettare che hai finito di parlare per poi farti una domanda pertinente, e di quanto fosse facile d'altra parte per me ascoltarlo sul serio mentre diceva le sue belle cose, e di quanto al confronto altre discussioni del mio passato mi sembravano, più che discussioni, dei giochi di ruolo o delle guerre di posizione. Scoprire questa cosa nel momento stesso in cui avveniva però mi ha portato a una serie di ulteriori riflessioni e dissociazioni a cascata che hanno fatto sì che mentre parlavo col disegnatore famoso e a mia volta lo ascoltavo meglio possibile perché se c'era una cosa che volevo evitare era apparire come una sorta di pseudoscrittore troppo impegnato a immaginare di scrivere cose autocopiate e solipsistiche sulla sua stessa pancia per ascoltare davvero il disegnatore che invece è perfettamente in grado di gestire una conversazione normale, mentre accadeva questo io pensavo a come scrivere quello che stava succedendo in quel momento, perché quello che stava accadendo meritava secondo me di essere scritto, e oltre a pensarlo devo averlo anche detto, rialzandomi metaforicamente dalla mia stessa pancia che non era poi così speciale da guardare e da scriverci sopra, devo avergli detto qualcosa sul vivere e contemporaneamente starsi a guardare mentre si vive e contemporaneamente scrivere del proprio starsi a guardare vivere, e lui che mentre mi ascoltava deve avere pensato che se avesse fatto un disegno di quel momento mi avrebbe disegnato mentre mi scrivevo sulla pancia e insieme mi guardavo mentre mi scrivevo sulla pancia e insieme scrivevo di me che mi guardavo mentre mi scrivevo sulla pancia, perché un disegnatore bravo come lui può disegnare anche una cosa del genere se necessario, lui non ha smesso di ascoltarmi neppure allora che avrebbe avuto tutti i motivi per farlo, tanto più che avrebbe potuto benissimo usare come argomento per liquidare la conversazione l'invito a lavarmi i denti e prendere la medicina contro il mal di testa senza far passare troppo tempo per non peggiorare alitosi e cefalea, e insomma abbiamo continuato a parlare in questa maniera molto poco descrivibile per un po' finché, in base a qualche associazione o dissociazione mentale che non ricordo per niente, forse per via del fatto che uno di noi due ha pensato che se ci trovavamo entrambi lì era per French, solo per French, finché non ci siamo messi a parlare di lui, French, e del suo matrimonio che era come poteva e doveva essere solo il suo matrimonio, alla sensazione di privilegio e stupore in cui ci si trovava immersi all'idea di partecipare sia se si è dei disegnatori veri sia se si è degli scrittori finti, al suo bastoncino da passeggio, al suo gesto pseudoveterotestamentario, alle fotografie col sorriso allo zabaione fatte mentre si indossa una cravatta quasi color zabaione e delle scarpe anch'esse quasi color zabaione, alle amiche che è facile sottovalutare quando ci si sopravvaluta e si sottovaluta la propria autosopravvalutazione, alla bomboniera con le foto le ricette le poesie e i racconti, alcuni dei quali originali e altri no, e quando il discorso è arrivato ai miei racconti auto ed eterocopiati, proprio allora, mi è venuta voglia di scrivere un altro racconto auto ed eterocopiato, ma senza copiare più nessun amico di French ma French stesso, scrivendo tutta una serie di racconti sul suo matrimonio e racchiuderli in un libro, e la copertina di quel libro non c'è bisogno di dire chi immaginavo potesse disegnarla, e di quei racconti su French e il matrimonio di French ancora non sapevo cosa avrei scritto ma mi sarebbe piaciuto qualcosa di misterioso e buffo e paradossale e illogico, qualcosa come parlare del matrimonio di French senza parlare di French né della moglie di French, qualcosa che ricordasse la suddivisione in quattordici categorie di tutti gli animali del mondo inventata da Borges che è appunto misteriosa e buffa e paradossale e illogica e forse impossibile, impossibile quasi come essere invitati al matrimonio di French.

5 Commenti
Topus Giugno 16, 2012 - 12:12
Splendido resoconto di una giornata come ne capitano solo al matrimonio di French 🙂
LadY bell Giugno 19, 2012 - 12:19
Che dire?.. come componente e autista dell’ Apuntoteam mi sento chiamata in causa. Anch’ io come mamma adottiva di French mi sono sentita chiamare la vigilia del suo matrimonio e chiedere: ¨ciao mamma non è che domani passeresti in stazione e daresti un passaggio a Guido il vincitore dell’anno scorso che ho invitato al matrimonio .grazie ciao poi magari ti mando il suo cellulare ¨&.. Non sarebbe nemmeno stato il nostro French se non si fosse comportato in quel modo. Al che ho iniziato a scrivere una serie di sms epistolari per chiederti la tua descrizione, come ci saremmo riconosciuti ..pensa se ti avessi detto mi puoi individuare dalla ceretta brasiliana tu sicuramente non avresti capito a cosa mi stavo riferendo. Ma ora che sei diventato esperto di cerette, depilazioni ma soprattutto di guida sicura avrai lo spunto per scrivere almeno un altro paio di racconti.
Zumba Giugno 19, 2012 - 12:46
Cara la mia Lady Bell, lo spunto per scrivere un altro paio di racconti me lo dà soprattutto il fatto che French ti chiami mamma … ah, non farmi parlare va là. E mi raccomando le rotonde.
Lady Bell Giugno 19, 2012 - 15:10
Caro il mio Zumba&, è uno storia lunga ..French è un figlio che ho avuto in adozione, ci ho messo tanta cura e devozione per istruirlo e metterlo sulla buona strada ma ahimé anche i genitori non hanno la bacchetta magica:) ad es.il ritardo cronico non sono mai riuscita ad attenuarlo. Comunque per tua informazione ho lavorato un periodo anche nell’organizzazione dei corsi di guida sicura ..Tu non lo sapevi ma eri in una botte di ferro ma le ragazze si 😉
UfJ Giugno 21, 2012 - 15:30
>ci ho messo tanta cura e devozione, complimenti per il risultato…