8 dicembre, ore 18,00. Curve. Curve. Ancora curve. Ingegneria che sbanda, autostrada che va da un muro all'altro. Automobilisti ubriachi senza tasso alcolico. Capolavoro di traiettoria che è uno schianto e qualcuno si schianta proprio: installazione d'arte moderna con fiori secchi alla memoria. La Spezia-Parma, A-15, una sera di queste, tornavo, 100 chilometri, due ore, sar? contenta la mamma che vado piano. Sulla Cisa il meteo non è scienza che prevede, ma cabbala mistica delle previsioni del tempo, imprevisto, di percorrenza. Altro che Roncobilaccio e Barberino, questo è il Passo della Cisa, dove “Passo” non è classificazione montana, ma unit? di misura di velocit? . E io pago. Lavori. Lavori. Lavori in corso. Ma nessuno corre. ”OBBLIGO DI CATENE A BORDO” illumina il display, per quanto un segna-punti sarebbe più coerente. Viadotti belvedere, cambi di corsia, di carreggiate, ostacoli, lampeggianti, giochi senza frontiere e navigazione a vista, pure troppa. La A-15 è un corso di guida insicura. E costa cara. E io pago. Non saprei se a memoria d'uomo, ma sono almeno trent'anni che mi rassicura come le cose immutate di una volta. Questo tratto mi costa 10 euro per farmi sentire come un fesso tra montagne impassibili al genio infrastrutturale. Quindi, fratelli della Val di Susa, per quanto paradossale, vi sono solidale: voi contro l'Alta Velocit? ed io contro quella Bassa. Ma non privatevi del conforto di Lunardi “Che tanto l'opera si fa” (anche se da 'ste parti l'opera l'ha fatta solo Verdi, mica il Ministro), e mettetevi davvero il cuore in pace, almeno quello, che abbiamo gi? chi fa la guerra. Col manganello.

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