Proprio in questo istante sto compiendo 30 anni.
Sono qui, da solo. Come un gambero in un risotto ai funghi.

Sono in casa mia, diciotto metri quadrati, due vani, che condivido con quattro chitarre, una TV senza telecomando, un letto matrimoniale senza matrimonio, una libreria con libri, due tappeti, un fornello, un frigorifero, un computer, sette asciugamani, ventisei vuoti di bottiglia, tre bottiglie piene (birra, whisky, succo d’albicocca), qualcosa di commestibile c’è, grissini, scatolette di tonno, pasta… sette sedie, una poltrona, lo sciroppo alla menta, due racchette da tennis e quattro palline, otto quadri, un citofono, un amplificatore Marshall, una macchina del caffè rotta, quindici paia di pantaloni sparsi qua e là, un numero imprecisato di maglie e indumenti intimi, questo perizoma però non è mio lo giuro, un phon, decine di CD, una piramide di nove scatole di caffè sigillate, una per ogni abbonamento a dieci caffè fatto al bar di fiducia dove mi reco causa macchinetta rotta, un cartello stradale trafugato non so dove.

Nessun animale, almeno non vivo e non di grossa taglia.

Se non fosse per la stufa a gas che fa più casino di una marmitta truccata, ci sarebbe anche un certo silenzio qui dentro. Ci sto bene in ‘sto buco, anche se tutti questi oggetti sembrano guardarmi e dire o tu o noi, sto bene nonostante il pessimo rapporto con la stufa che sbraita senza alcun motivo e soprattutto senza riscaldare il non voluminoso ambiente. La mia ultima cena da ventinovenne è stata un insulto alla buona tavola, ho ingerito nell’ordine: birra media, patatine, toast, cremino Algida, rotelle di liquirizia, litro di tè freddo. Attendo, un po’ timoroso, le proteste del mio apparato digerente.

Ma perché sto compiendo questa cavillosa elencazione di cose e fatti e succhi gastrici? Innanzitutto perché in TV non c’è assolutamente nulla, e poi perché mentre trafiggo il traguardo, questo è il mio pubblico, e va nominato e ringraziato. Dovrei forse fare bilanci, filosofeggiare sul tempo, la giovinezza, l’amicizia, l’amore, il sesso, i miei vizi e le mie virtù. E così farò, nel secondo capitolo, che adesso se riesco a passare rintraccio il talamo e faccio il mio primo pisolo da adulto. Ho sempre desiderato sapere cosa sognano gli adulti.

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