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Tapirelax
25.03.2013
MUSIC CORNER - 51
La band pi? media del mondo
Autore: UfJ

“Stamattina mentre ascoltavo senza troppa attenzione una canzone alla radio non eccessivamente bella, mi è sorta una una domanda forse non troppo interessante: ma Alberto, che nei suoi music corner ha parlato di gruppi eccelsi e di gruppi orrendi, riuscirebbe anche a scrivere un articolo sulla band più media del mondo?”
“Di regola quando scrivo un articolo su qualcosa parlo per la maggior parte del tempo di altro”.
“Forse ha a che vedere col fatto che quando qualcuno ti fa una domanda tu rispondi qualcos’altro”.
"Lascia che ti risponda parlando apparentemente d'altro."
"Appunto"
“E’ una questione di parametri”.
“Parametri mentali?” "A cosa ti riferisci?"
“Per capire se un gregge sta al centro del prato occorre prima recintare il prato”.
“Non direi proprio”.
“Si tratta di un approccio meramente ingegneristico. Uno psicologo si avvicinerebbe alla pecora e le domanderebbe se si sente felice, le dimostrerebbe il contrario e infine cercherebbe di ricollocarla al centro di sé stessa”.
"Che cosa dicevi del prato?"
“Che ci sono gli ingegneri per quello, no? Quanti anni di carriera dovrebbe avere alle spalle?”
“Lo psicologo o la pecora?”
“La band più media del mondo”.
“Non saprei. Una ventina?”
“Mi sembra poco. Il rock ha circa sessant’anni di vita. I Rolling stones e i Nomadi ne compiono cinquanta quest’anno. La band più media del mondo dovrebbe averne circa la metà. Venticinque o trenta, giorno più giorno meno”.
“Discografia?”
“Abbastanza continua. Non prolifica come Frank Zappa, ma nemmeno asfittica come, non so, Peter Gabriel. Diciamo una quindicina di album, uno ogni due anni. Uno all’anno a inizio carriera, nel loro periodo più fertile e creativo, un po’ più radi alla fine”.
“La creatività sarebbe l’aspetto fondamentale”.
“Nel rock lo è. La maggior parte delle band esprime gran parte del proprio potenziale creativo nei primi tre-quattro dischi. Il resto è manierismo commerciale”.
“Con le dovute eccezioni: i Pink floyd compongono The dark side of the moon dopo 7 album e 6 anni di attività”.
“Dici bene. La band più media del mondo secondo me dovrebbe esprimere il meglio dopo tre o quattro album, magari con un disco che al contempo consolidi la perizia tecnica e compositiva, ma al contempo apra alle nuove suggestioni indie del momento”.
“Per esempio?”
“I Pink floyd nel 1977 pubblicavano Animals. Sai come li soprannominò allora la stampa specializzata?”
“Sono nato proprio quell’anno, ma ho iniziato a leggere tabloid inglesi un po’ più tardi”.
“Li chiamavano i Punk floyd”
“Carino”.
“Oppure London calling dei Clash, il primo album dell’era post-punk”.
“Quello con la copertina copiata da Elvis Presley?”
“Proprio quello”.
“Più che post-punk parlerei di una forte e consapevole contaminazione col rock delle radici. Il riferimento a Elivs non è casuale”.
“E’ proprio ciò che intendo con post-punk. Discorso complesso. Sintetizzerei dicendo che il punk è rock, è il primo album ad ammetterlo è “London calling”.
“Ma il reggae? E le infiltrazioni dance di Sandinista”.
“Senti ma tu da che parte stai?”
“Dalla parte di chi ruba nei supermercati”.
“Mi sembravi più il tipo che prima li costruisce rubando e poi ci ruba dentro, non so se mi spiego. Smettila con queste stronzate del reggae. Il reggae sta al rock come Frank Zappa a Scientology”.
“La band più media del mondo dovrebbe comunque aver scritto un grande hit mondiale”.
“Sì ma non subito. Qualcosa a metà strada tra Strokes e Status quo”.
“Status quo?”
“Quelli che cantavano In the army now”.
“Uo-uh-oh you’re in the army now. Gran pezzo, quello. Ma che c’entra?”
“Gli Status quo si sono formati nel 1966. Il loro hit mondiale è In the army now, uscito a cavallo tra il 1986 e il 1987”.
“E la band più media del mondo?”
“Un hit composto quasi per caso nel corso del quinto, sesto anno di attività. Un hit dal quale non si affrancheranno mai del tutto. L’hit mondiale ha imperversato nelle classifiche per un anno intero, prima di venire spazzato via dal tormentone estivo dell’anno successivo. Ha portato fama, soldi e parecchia figa. E ha spazzato via la creatività una volta per tutte”.
“Ma non improvvisamente”.
“No, non improvvisamente, sennò ricadiamo nel cliché delle meteore. L’album successivo al blockbuster vende bene, ma si ferma a metà delle copie vendute dal precedente”.
“E quello successivo idem”.
“E quello successivo idem”.
“Ma la band sa quello che fa”.
“Per un po’ di tempo producono album di buon livello tecnico e compositivo, ma manca la scintilla”.
“E poi il netto declino”.
“Già, ma non sarà così per i live set”.
“Suonano bene?”
“Abbastanza, sì. Ma non sono degli ipertecnici. D’altronde non è necessario per il genere che suonano. Hanno anche una certa presenza scenica, ma niente a che vedere con icone del calibro di Springsteen o Iggy Pop”.
“E il riscontro di pubblico?”
“Un paio di decenni di onorata carriera hanno dato i loro frutti. La band più media del mondo non fa tour negli stadi, ma un loro concerto potrebbe riempire una grande arena. Diciamo 10-15mila persone. Non sono poche”.
“Fidelizzazioni? Fan club? Movimenti di opinione?”
“Poco, quasi niente. Perlomeno se rapportati al quantitativo di persone che vanno ai concerti”.
“Ma nessuno di loro li considera la sua band preferita”.
“Esatto. A differenza di ciò che accade, per esempio, ai Motorpsycho, i quali radunano, a un loro concerto, 500, 1000 persone al massimo. Ma ognuno di loro sosterrà fino alla morte che i Motorpsycho sono la miglior band del mondo”.
“E le vendite?”
“Sessanta-ottanta milioni di dischi”.
“Mica cazzi”.
“No, ma neanche il miliardo e mezzo dei Beatles, né i cento milioni di Bocelli e Toto Cutugno”.
“Toto cutugno?”
“Controlla su Wikipedia”.
“Ci puoi scommettere il prepuzio”.
“Collocabili, diciamo, attorno al centesimo posto della classifica vendite di tutti i tempi”.
“Prese di posizione? Attività politiche e umanitarie?”
“Niente di serio, e principalmente a livello individuale. Qualcosa a metà tra il menefreghismo dei Metallica e la ultraconsapevolezza radical chic di Manu Chao”.
“Avevi detto fanculo al reggae”.
“Hai ragione. Pensa a qualcosa di intermedio, tipo Simple minds, ecco. O gli Hothouse flowers”.
“Gli Hothouse flowers avevano una coscienza politica?”
“Ecco, vedi? Una roba così”.
“Band attiva oppure sciolta?
“Sciolta, sciolta, tutte le rock band si sono sciolte almeno una volta. Ma da poco. Due,tre anni al massimo. Ma faranno una reunion. Niente di eclatante, come per esempio la reunion della formazione classica dei Pink floyd al G8, con Waters e Gilmour sullo stesso palco, o la reunion dei Buffalo springfield a 46 anni dallo scioglimento. Loro si riuniranno fra, diciamo sei, sette anni per un tour mondiale. Stavolta, finalmente, negli stadi”.
 “Sai una cosa? Io una volta li ho visti”.
“Hai visto chi?”
“La band più media del mondo. E suonavano pure in uno stadio. Precisamente al glorioso Cibali di Catania. Correvano gli anni novanta. E correvano molto forte perché erano giovani e freschi. Io ero insieme a mia cugina, anche lei giovane e fresca. Me la sarei trombata con grandissimo piacere, mia cugina, quella sera.
“Il condizionale passato presuppone, per definizione, l’esistenza di una condizione. L’aggettivo “passato”, invece, fa pensare a un tizio che non riesce a cogliere il momento giusto per salire sull’autobus con un balzo mentre le porte si stanno chiudendo e finisce per restarsene lì, col biglietto da sei corse in mano, sotto la pioggia, a domandarsi dove diavolo avrà mai sbagliato. Sai, qualcosa mi dice che uno dei commenti a questo articolo reciterà più o meno “C’ero anch’io a quel concerto a Catania. Ero con mio cugino. Bella serata. Gliel’avrei data molto volentieri, quella sera, a quell’imbranato di mio cugino. Peccato”.
“Lasciamo perdere, è meglio. Sta di fatto che Catania, a cavallo tra gli anni ottanta e novanta, è stata più volte definita la Seattle d’Europa. Quando dappertutto imperversavano Duran duran e Spandau ballet, a Catania andavano i Violent femmes, i Clash, gli Smiths. E, naturalmente, la band più media del mondo, che venne a suonare nelle discoteche della città numerose volte nel corso degli anni ottanta, prima ancora che uscisse quell’hit che avrebbe portato figa e denari, tutto questo sviluppando, la band più media del mondo, una vera e propria affinità elettiva con il popolo etneo. Quel celebre concerto del ‘95 al Cibali con i Radiohead come band di supporto, insomma, non fu un caso”.
“Vorrei che parlassimo ancora di tua cugina"
“E io vorrei che mi parlassi del fatto che ti sto sfidando a scrivere un articolo sul gruppo situato all'esatta metà tra il gruppo più medio del mondo e il gruppo migliore del mondo”.
"Puoi scommetterci l'uretra. Bene: ricordi quel discorso sulle pecore? Dimenticalo. E dimentica mia cugina. E' sposata, ora".

PS - questo è il mio ultimo articolo musicale su Tapirelax. D'ora in poi i miei articoli saranno online nel mio blog a questo indirizzo.

UFJ [ufj@tapirulan.it]

 

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